DIMENSIONAMENTO DELLA RETE SCOLASTICA: NOTA DELLA CONSIGLIERA PROVINCIALE MILENA GARAVINI: “TAGLIO DELLE AUTONOMIE SCOLASTICHE, LA SCUOLA BENE PRIMARIO PER LA COMUNITÀ, CAPILLARITÀ È PRESIDIO SOCIALE E NON SOLO UNA QUESTIONE MATEMATICA"
Pubblicato il 13 gennaio 2026 • Comunicati stampa , Politica , Scuola
“Il provvedimento adottato dal Governo nella giornata di ieri sul dimensionamento della rete scolastica, che ha portato al commissariamento della Regione Emilia-Romagna insieme ad altre tre regioni (Sardegna e Toscana, Umbria), per la scelta di opporsi ai tagli imposti, rappresenta un atto politico grave e punitivo nei confronti dei territori che difendono la scuola pubblica e la sua funzione costituzionale.
Dietro la retorica della “razionalizzazione” si nasconde un’operazione che nulla ha a che vedere con il miglioramento del servizio educativo: in Emilia-Romagna il provvedimento comporta il taglio di 17 autonomie scolastiche, con la conseguente perdita di 17 dirigenti scolastici e 17 DSGA. Per la Provincia di Forlì – Cesena presumibilmente si tratta della perdita di 2 autonomie. Una scelta che scarica sui territori – e in particolare su quelli più deboli – il prezzo di una decisione tutta politica.
Questo intervento colpisce ingiustamente l’Emilia – Romagna che già rispetta i parametri del Decreto Ministeriale e ha già affrontato diverse "razionalizzazioni" e rischia di penalizzare in modo particolare le scuole di collina e delle aree interne, che già oggi affrontano difficoltà strutturali legate allo spopolamento, alla complessità dei trasporti e alla carenza di servizi. In questi contesti la scuola non è un ufficio da accorpare, ma un presidio essenziale di coesione sociale, di contrasto alle disuguaglianze e di tenuta delle comunità locali.
La riduzione delle autonomie scolastiche rischia infatti di allontanare i centri decisionali dai territori, aumentando le dimensioni degli istituti e rendendo più difficile una gestione attenta ai bisogni specifici degli studenti e delle famiglie. Nelle scuole di collina questo significa meno presenza, meno ascolto e meno capacità di costruire risposte educative su misura.
Siamo di fronte a una logica puramente contabile che ignora deliberatamente la realtà dei territori. La scuola non può essere governata con algoritmi e parametri astratti: è fatta di persone, di relazioni, di comunità che hanno bisogno di stabilità e riconoscimento, non di essere penalizzate perché numericamente più piccole.
Il messaggio che arriva dal Governo – e dal Ministro Giuseppe Valditara – è chiaro e preoccupante: chi difende la scuola pubblica e prova a tutelare i territori più fragili viene commissariato e messo a tacere. Una scelta che va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi di riequilibrio territoriale e di pari opportunità che noi difendiamo.
Difendere le scuole significa difendere il diritto allo studio di tutte e tutti. Continueremo a opporci a decisioni calate dall’alto e a chiedere un confronto vero, perché senza scuole vive e autonome non c’è futuro, né per le comunità locali né per il Paese.”